Associazione Psicoanalitica - Psicologia della Rappresentazione

Nella struttura dell’associazione psicoanalitica Psicologia della rappresentazione, dal 1986 diviene operativa la scuola di formazione per analisti. Contribuiscono alla sua fondazione alcuni psicoanalisti, provenienti da formazioni junghiana e freudiana kleiniano-bioniana, che si riconoscono in una prospettiva critica della psicoanalisi, intesa come ricerca e confronto epistemico costante con i suoi fondamenti, alla prova dei mutamenti socio-culturali in atto nel nostro tempo. 
Ciò equivale al riconoscersi in una posizione laica, vale a dire autonoma, a partire dal riferimento alla densa indicazione freudiana del 1926 (“La questione dell'analisi laica”), per cui la psicoanalisi, se tale, deve reggersi sulle sue sole gambe e non può confondersi, epistemicamente e nella sua etica, con altre discipline.
Più in specifico, l’orientamento di ricerca da noi sostenuto sviluppa come centrale il riferimento all’esperienza del mondo psichico come rappresentazione, nell’accezione promossa in particolare da Silvana Caluori, in riferimento alla natura della cosa e allo stile della ricerca:

 

  • per alludere al senso della complessità del campo psichico; a partire da quanto possiamo intendere nel concetto freudiano di realtà psichica (effettualità dell’inconscio, nelle sue formazioni), che è ciò con cui abbiamo a che fare nel transfert e nella domanda d’analisi;
  • per rimarcare la prospettiva di una presa “da più vertici”: ad esempio come rapporto critico con le teorie, concepite trasversalmente come momenti di pensabilità (rappresentazioni: “le teorie per dirlo”) dello psichico, di per sé realtà non oggettivabile né riducibile ad una psicologia dell’io. In tal senso si tratta di “lavorare” le teorie della psicoanalisi, nei loro fondamentali apporti, non per identificazioni scolastiche (la modalità purtroppo spesso più praticata), ma in uno stile critico: per problemi e confronti epistemici. Si tratta di portare a pensabilità, di aprire all’esperienza sensibile e fugace dell’inconscio e del non ancora, in una pratica che, come Freud mostra sin dalle origini, ha a che fare con un farsi carico, specificamente, della questione della complessità soggettiva;
  • come riferimento al senso della trasformazione e della determinazione affettivo-relazionale della realtà psichica (desiderio, transfert).


Ne consegue una considerazione della psicoanalisi come di uno strumento prezioso, tanto più al giorno d’oggi, per un ascolto non riduttivo del disagio, nel suo strutturale radicamento nella condizione umana, e per la rifondazione di un senso più autentico, laico appunto e non tecnicistico, della cura.


Un presupposto per una formazione laica


Il primo passo consiste nell’esperienza dell’analisi, necessariamente personale.
Il nostro apporto alla questione della formazione analitica prevede che l’aspirante acceda ai successivi percorsi di formazione previsti allorché, a seguito degli sviluppi della propria analisi, il desiderio di praticare con terzi, elaborato per quanto possibile nella sua fantasmatica, si dimostri supportato nel simbolico da spirito di ricerca e scambio, e da una motivata partecipazione alle attività in tal senso promosse nel contesto della scuola.
Una analisi non può mai definirsi “didattica” a priori, perché il desiderio stesso di diventare analista, a prescindere dai titoli e dalle qualità umane di chi ponga tale domanda, è il sintomo da porre a torsione nel corso dell’analisi stessa. Tale occasione, di un lavoro di attraversamento del fantasma, sarebbe invece preclusa qualora l’analisi venga promessa come “didattica” sin dall’inizio. Ciò ne sfalsa la natura, neutralizzando la sua stessa potenzialità. Come è possibile lavorare un fantasma che si rappresenta nella promessa stessa, nell’ideale prestigioso, che ha il suo emblema in un titolo, un diploma, più o meno garantito?


Più che lavorare il sintomo, un’analisi promessa come didattica a priori si fa sintomo.
Un tale controsenso, praticato per altro da vari orientamenti e scuole di formazione, rappresenta, nella nostra prospettiva, un punto fondamentale di dissenso critico e di presa di distanza da ogni procedura, omologante o utilitaristica, che si costituisca come difesa dall’analisi stessa.

 

L’analisi è il percorso formativo essenziale, come esperienza del transfert e dell’inconscio, e come pratica di laboratorio che aposteriori costituirà la base insostituibile del successivo percorso di formazione.Quest’ultimo, in senso più specifico, si inaugurerà con la domanda di formazione, che aprirà all’aspirante il percorso didatticosupervisionale, su due piani: con un membro didatta dell’associazione, come percorso individuale, e tramite la partecipazione attiva ai gruppi, laboratori, seminari e ad ogni attività di volta in volta promossa a fini formativi.
L’allievo ha la facoltà, ad un certo punto di svolta del suo percorso, di chiedere l’iscrizione come membro della associazione, discutendo pubblicamente almeno un caso clinico e sulla base del livello di partecipazione e di esposizione personale mostrate nelle suddette attività promosse dalla scuola.
È sostanziale l’idea che la qualità della formazione si maturi e si arricchisca nello scambio e nell’esporsi del soggetto al confronto, secondo il criterio di una formazione permanente 

In tale prospettiva, punti di riferimento e di snodo sono il Seminario di Formazione Permanente, attivo sin dalla fondazione e il Laboratorio di Clinica e Teoria della Clinica, curati dalla Prof.ssa Silvana Caluori, ove ogni partecipante ha la possibilità di approfondire aspetti clinici e questioni teorico-critiche, esponendosi in prima persona.
Il confronto con altri, il desiderio di scambio di parola, l’esposizione sulla propria esperienza in rapporto alla formazione e poi alla pratica analitica costituiscono, assieme all’analisi e al percorso didattico-supervisionale, un presupposto essenziale per la formazione.

La scuola ha intrattenuto nel tempo rapporti, diretti o indiretti, con varie realtà associative e federative del campo analitico, e negli ultimi decenni più in specifico con componenti dell’area di psicoanalisi laica, fra cui scuole e associazioni derivate dall’insegnamento di Jacques Lacan in Italia. Con Gradiva aderisce al Movimento per la Difesa della Psicanalisi e a LUNIPSI (Libera Universitas Psicanalitica - Federazione di associazioni psicanalitiche).

 

È inoltre vivo, sin dagli inizi, uno scambio di esperienze, tramite suoi membri, con l’insegnamento universitario, con riferimento la Facoltà di Psicologia di Firenze.

 

La scuola, tramite l’associazione parallela Gradiva – Istituto per la ricerca in psicoanalisi, si è impegnata anche nella progettazione di attività formative allargate per Enti pubblici e privati (Provincia, Regione, Scuola, ASL, ecc.), come formazione all’ascolto nei campi sociale, dell’aiuto, scolastico e sanitario, in Toscana e in altre Regioni.