Associazione Psicoanalitica - Psicologia della Rappresentazione

 

Sogno e delirio provengono dalla stessa fonte, dal rimosso; il sogno è per così dire il delirio fisiologico dell'uomo normale.
freud

Rimaniamo alla superficie fin tanto che ci occupiamo solo di ricordi e di rappresentazioni. Ciò che veramente conta nella vita psichica sono i sentimenti, e tutte le forze psichiche sono importanti solo per la loro capacità di risvegliare sentimenti.
Le rappresentazioni sono rimosse soltanto perché sono collegate allo sprigionamento di sentimenti che non dovrebbe verificarsi. Sarebbe più giust
o dire che la rimozione colpisce i sentimenti, ma che questi non possono essere da noi colti che nel loro collegamento con rappresentazioni. (S. Freud, Il delirio e i sogni nella "Gradiva" di Wilhelm Jensen, Opere 5, Boringhieri, Torino 1974; p. 297).

Norbert Hanold, protagonista del romanzo analizzato da Freud nel 1906, va a Pompei seguendo un filo delirante che è la sola via di cui dispone per andare verso la sua verità: cerca la figura del bassorilievo di cui si è innamorato. La sua scienza non gli offre alcun aiuto per orientarsi, e Freud cita da Jensen parole che risuonano vere in rapporto all'approccio riduttivo che considera il delirio come una specie di degenerazione, dovuta a imperscrutabili tare ereditarie. La constatazione dell'inutilità di questa scienza nel comprendere i fenomeni più profondi della vita di ogni uomo è il punto di partenza dal quale nasce la psicoanalisi, che cerca una nuova comprensione della realtà umana:

Ciò che questa insegnava era una fredda concezione archeologica, ciò che parlava era un morto linguaggio filologico. Essi non aiutavano per nulla a capire qualche cosa con l'anima, lo spirito, il cuore, o come si voglia dire; e chi di questo avesse sentito in se stesso il bisogno, doveva da solo, soltanto come individuo vivente, venire qui nel caldo silenzio del mezzogiorno fra i monumenti del passato, per guardare e per ascoltare non con gli occhi e con le orecchie del corpo. Allora... i morti si sarebbero levati e Pompei avrebbe ripreso a vivere
 (Ivi, p. 271)

Di Gradiva, ovvero Zoe Bertgang, la vita in movimento, amiamo il passo che la porta a farsi trovare dove Norbert Hanold è in grado di vederla, e la voce che lo chiama, al momento opportuno, fuori dal suo delirio. Noi dell'Istituto Gradiva non riusciamo a pensare né l'invenzione della psicoanalisi, né il nostro lavoro quotidiano, senza il passo della figura antica e vivissima, per la quale si realizza un sogno che sa di fiaba:

La bella realtà ha ora vinto il delirio, tuttavia a quest'ultimo spetta ancora un onore prima che i due abbandonino Pompei. Giunti alla Porta di Ercolano,  dove all'inizio della Strada  consolare un passaggio con le antiche pietre attraversa la strada, Norbert Hanold si arresta e prega la ragazza di andare avanti. Essa lo comprende "e sollevando un po' l'abito con la mano sinistra, Zoe Bertgang, Gradiva rediviva, avvolta dallo sguardo trasognato di lui, attraversò le pietre del passaggio fino all'altro lato della strada, sotto la luce del sole, col suo caratteristico passo agile e tranquillo". Col trionfo dell'amore, trova ora riconoscimento anche quanto vi era di bello e prezioso nel delirio. (Ivi, p. 290)