Associazione Psicoanalitica - Psicologia della Rappresentazione

“Il Sogno” (Alcuni passi dall’intervento)

 

E nel cuore, al posto di una casa, una ferita

di Mariapia Bobbioni

 

L' interesse alla psicanalisi della casa nasce certamente dalla mia esperienza di perdita di case purtroppo vissuta nell'adolescenza, ai tempi in cui la mia famiglia, a causa di certi affari infelici, si trovò in significativi disagi economici, e poi da due incontri in cui qualcosa mi è stato chiesto e offerto. Alessandro Mendini mi propose di collaborare al libro atelier Mendini, “Una utopia visiva” edito da Fabbri e Alessandro Guerriero, docente al Politecnico di design, trovò interessante aprire questa ricerca sulla casa e l'inconscio, attualmente viva, proponendomi una libera docenza.
Per anni sono stata accompagnata da sogni sulla casa che si articolavano via via in modi inizialmente bizzarri, un po' come pezzi di corpi, che si presentavano vecchi e sciupati o con segni lussuosi di gusto settecentesco.
Non era difficile comprendere le dinamiche del desiderio, dell'accogliere una verità di dolore circa una perdita, una sensazione di rovina- questo è stato un significante forte della mia esistenza- e poi di rinascita. Il Settecento è un secolo al quale ho dedicato tempo di studio perché la mia tesi di Laurea trattava  della moda del settecento a Venezia attraverso l'opera di Pietro Longhi. Così ho pensato di farne qualcosa. Ritengo che parliamo e studiamo spesso a partire da un dolore, da un'esperienza apparentemente negativa e poi ci troviamo a inventare e a costruire stupendoci di questo straordinario capovolgimento. Avevo vissuto una certa idea di nudità, come se avessi perso un nome, il nome, l'identità.
Freud associa la casa al corpo. Nell'Interpretazione dei sogni associa l'appartamento al corpo della madre. La casa tratta della formazione soggettiva. L'essere soggetto prevede il lavoro dell'inconscio che parla enciclopedia, parla un linguaggio poetico. Il sogno frequentemente si snoda nell'ermetismo della scrittura poetica.
Novalis ritiene che il sogno sia il momento originario delle genesi. “Il sogno è l'immagine prima della poesia, e la poesia la forma primitiva del linguaggio, la lingua materna dell'uomo”.
Desidero offrire una poesia di Antonia Pozzi, Rivelazione del 1931.

 

C'erano tutte le luci accese.
Tutte le porte aperte,
nella mia casa ricca, fredda
e noi due c'eravamo
e toccarci per la prima volta
con mani cieche
nel vuoto le nostre labbra
ignare, inerti,
congiunte.

 

Poeticamente abita l'uomo, osserva Holderlin, e questo stile di abitare consiste nel misurare.
“L'abitare dell'uomo sta in questo misurare, dispone la dimensione guardando verso l'alto; nella dimensione il cielo e la terra hanno parimenti il loro posto. Il poetare è un modo eminente del misurare e poetare è misurare”, conclude.
La misura è ciò che viene adottato per costruire. E' poetico e anche materico.
Heidegger nei suoi studi, Costruire, Abitare, Pensare, osserva che l'antica parola tedesca di bauen, costruire, è buan, e significa abitare che vuol dire rimanere, trattenersi : “Il modo in cui tu sei e io sono, il modo in cui noi uomini siamo sulla terra è il buan, l'abitare. Costruire è propriamente abitare, l'abitare è il modo in cui i mortali sono sulla terra, il costruire come abitare si dispiega nel costruire che coltiva e coltiva ciò che cresce; è nel costruire che deifica costruzioni.”
Costruire, abitare, pensare sono tre lemmi forti nella struttura linguistica del soggetto come si evidenzia dal racconto di Ludwig Wittgenstein, Frank Lloyd Wright e Carl Gustav Jung delle rispettive case.

 

(…)

 

Il cerchio che il bambino disegna spontaneamente a due anni è già la consapevolezza di esistere: “Occupo uno spazio definito, dunque sono, è la fantasia inconscia soggiacente”, osserva Winnicott. Questa consapevolezza include avere una idea di distanza e poi di misura, appunto per relazionarsi all'altro, la madre. Lo psicanalista la definisce per il bambino: “La finestra sul mondo”, e questa è già una osservazione poetica, il primo mezzo per definire se stesso e l'esterno. La madre è un oggetto identificato alla trasformazione personale del bambino, ella è un oggetto trasformazionale”, osserva Bollas. Qui è la nascita dell'estetica umana. Questa madre, che nei primi mesi di vita del bambino, funge da protesi che si rivela e svanisce, fonte di piacere estetico, piattaforma della relazione d'oggetto, non può che segnare l'inizio di una ricerca dell'oggetto perduto. Ha ragione Freud nell'indicare la casa al corpo e anche alla madre perché nella relazione che il bambino ha con lo spazio e con gli oggetti, la madre è il primo e autentico riferimento, che gli indica di esistere guardandosi nello specchio. La casa è un segno di corpo soggettivo e di memoria del corpo materno. L'adulto che sogna e cerca la propria casa ritrova spesso un racconto antico di quel bambino che costruiva la relazione tra sé e il suo altro attraverso segni geometrici, nella triangolazione o nel quadrato o nella croce che idealmente gli permetteva di congiungere la terra al cielo, figure geometriche che hanno definito il corpo umano nell'antichità fino ad oggi e che insistono nell'architettura contemporanea. Sono gli stessi adottati dall'uomo primitivo che indicavano nel cerchio l'appartenenza all'universo, nel quadrato un ampliamento della coscienza, nel triangolo la congiunzione al cielo.
Nel sogno di Jung la casa racchiude la propria vita emotiva e culturale, anche all'interno della propria famiglia. Foucault dice:  “Il sogno è disvelamento assoluto del contenuto etico, il cuore messo a nudo.”. Quando ci si consente di mettere a nudo il cuore, si accede al proprio desiderio. Il sogno è la rappresentazione di un desiderio e, come dice Lacan: “Attraverso il sogno si può esprimere anche la soddisfazione di un auspicio, quello di avere un desiderio insoddisfatto”.

 

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