Associazione Psicoanalitica - Psicologia della Rappresentazione

 

 

PREFAZIONE

di Alessandra Guerra

 

 

La collana Libertà di psicanalisi è lieta di pubblicare il libro di Sebastiano Tilli e Silvana Caluori dal titolo Il disagio e la cura. Scritti di psicanalisi laica 1999 - 2011 perché affronta alcune questioni nodali della psicanalisi laica.

Scrivono gli autori: “Si sa … che la locuzione psicoanalisi laica origina dall’indicazione etica di Freud, quando nel 1926(1) espone la sua concezione sulle prerogative dell’analista e sulla natura dell’analisi, distinguendola dalla carriera e dagli studi medici ed anzi non mancando, per l’occasione, di considerare questi ultimi come un pesante fardello che può essere d’impaccio all’apprendimento della psicoanalisi”(2).

Gli autori traggono in questo libro le implicazioni del testo freudiano e ampliano il concetto di psicanalisi laica, che significa sia autonomia epistemologica dalla medicina sia dalle discipline che hanno la stessa impostazione della medicina come la psicologia, la psichiatria, le varie forme di psicoterapia.

Silvana Caluori e Sebastiano Tilli introducono dunque, a partire dal testo freudiano, un concetto più ampio di psicanalisi laica, che ha come necessaria conseguenza il riconoscimento delle differenze tra le singole discipline, differenze culturali, politiche e professionali.

Gli autori sottolineano inoltre con decisione che Freud, quando scrive di psicanalisi laica non introduce una differente psicanalisi, un sottotipo minoritario di psicanalisi esercitata da un gruppo minoritario di psicanalisti. Il testo evidenzia come la psicanalisi coincide con la psicanalisi laica e i suoi presupposti teorici, e come, senza questi, la psicanalisi diventi un’altra cosa.
Tutto il testo evidenzia come non esistano la psicanalisi da una parte e la psicanalisi laica dall’altra; esiste la psicanalisi (nelle sue differenti declinazioni teoriche) di cui elemento imprescindibile è la distanza dai presupposti del discorso medico-psicologico.

La prima e più importante conseguenza di questa distanza è nell’ambito della cura.
Scrivono gli autori: “Lungi dall’essere solo una astratta questione teorica, la cosa ha specifiche ricadute sul piano della cura e più radicalmente sul modo d’intendere il senso della cura, e con esso, di fondo, il modo stesso di avvicinarsi a certi tratti salienti della condizione umana”(3).
Gli autori introducono a questo proposito l’interessante concetto di “pensiero terapeutico”, che ha il grande pregio di problematizzare questioni molto importanti.
Il “pensiero terapeutico” permette di interrogare i termini cura, terapia, guarigione, sintomo, disagio, malessere, salute alla base dei loro fondamenti. Viviamo in un mondo immerso nel “medicale-psicologico-terapeutico”, e alcune discipline avanzano la pretesa che questi siano significanti “neutrali” e che abbiano un unico e indiscusso significato.
La medicina, la psichiatria, la psicoterapia, la psicologia, al contrario, hanno un pensiero terapeutico proprio, un modo di pensare il sintomo, la classificazione diagnostica, l’atto della diagnosi, il rapporto con il cliente-paziente, la cura, la guarigione, la salute differente a seconda della disciplina di riferimento.

Per riprendere brevemente una questione delle molte affrontate nel libro, il concetto medico per eccellenza (fatto proprio dalle altre discipline) è il concetto di terapia come restitutio ad integrum.
Questo concetto è molto semplicistico se e quando applicato alla vita psichica. Scrivono gli autori: “… quale sia l’integrum, nel nostro caso, non è però così semplice da definire… Si può invocare il passato… La stessa persona, nel procedere di un’analisi, riconosce a più riprese l’inconsistenza della sua stessa fantasia, e una tale visione di un passato mitico esente dal disagio lascia il posto a più articolate retrospettive che aprono scenari assai meno idilliaci, e certo più complessi”(4).
La “restituito ad integrum” del pensiero medico lascia il passo nella psicanalisi a qualcosa di molto più complesso e che non è mai stato; non c’è nulla da ripristinare, occorre trovare.

Un altro importante elemento del pensiero terapeutico è la ricerca delle cause, che applicata in campo medico è una tra le modalità della ricerca scientifica.
La tendenza di una parte della psichiatria e della neurologia è quella di ridurre il disagio psichico alla causa di un organo non funzionante.
Questa riduzione proviene e introduce a sua volta una questione, ben più ideologica che scientifica, della normalità.
A partire da quali situazioni provare disagio può configurarsi come “avere un organo non funzionante”?
Scrivono gli autori: “La questione di fondo che è sempre evitata in questi ricorsi scientistici è il confronto con l’idea sottesa, mitica anch’essa e mai posta a tema, di una sorta di “normalità” che sarebbe identificata in …  una specie di assenza di disagio. Vorremmo invitare il lettore … ad interrogarsi … circa che cosa si possa intendere con “assenza di disagio”, per un essere umano qualsiasi, chiunque – ma pensate a voi stessi – vogliate prendere ad esempio”(5).

Inoltre, quando si attribuisce al disagio una causa “biologica” si rende il soggetto totalmente irresponsabile dei suoi pensieri (consci e inconsci) e dei suoi atti.
Scrivono gli autori: “...L’apparato ideologico psichiatrizzante, … patologizzando (e oggi sempre più biologizzando) il disagio psichico lo riduce alla stregua di organi o funzioni malate o difettose, espropriando fondamentalmente il “paziente” della valenza soggettiva e del valore inconscio della sua stessa esperienza di disagio. Ma, in seconda battuta, è anche il caso di un certo pensiero psicologizzante, quando si affanna a ricalcare … le aspettative oggettivistiche del primo”(6).

L’atto di guarire alla stregua dell’atto medico comporta l’“eliminazione del male psichico” come si eliminerebbe il male del corpo, e per fare questo occorre individuarne le cause.
Seguendo il principio causalistico applicato alla vita psichica il “male” di cui una persona “soffre” potrebbe venire a coincidere con la colpa di qualcun’altro responsabile del male (un genitore, un fratello, un amico, un parente, un insegnante, il terapeuta ecc…).
Scrivono gli autori: “…Non è forse inutile ricordare fino a che punto una ricerca accanita di “cause” si identifichi per lo più con la necessità di trovare delle “colpe”. … Una tendenza che rivela il volto ferocemente moralistico e ideologico del ‘causalismo’ ”(7).

Nel nostro mondo apparentemente scientifico il ragionamento sulla “causa” viene quasi automatico.
La distribuzione delle colpe e delle relative assoluzioni, in tempi non troppo lontani, era il ruolo della religione e dei preti, ma occorre sottolineare con forza che tutto ciò non ha alcuna relazione con la psicanalisi.
Scrivono gli autori: “Sembrerebbe quasi superfluo sottolineare che la psicoanalisi, se davvero ha di mira la realtà psichica, dovrebbe guardarsi da ogni forma, più o meno subdola, di moralismo. Ma purtroppo non è poi così superfluo”(8).

Vorrei sottolineare un’ ultima questione, ben evidenziata nel libro, che sta alla base della psicanalisi laica.
I presupposti teorici e culturali della psicanalisi sono, dicono gli autori, differenti da quelli di altre discipline che sono ben più forti e ben più rappresentate in ambito istituzionale, mediatico e culturale.
La psicanalisi non è un “potere forte”, nel senso comune del termine.
Scrivono gli autori: “La psicoanalisi … non è proprio quello che si può dire un “potere forte”, nel senso politico, economico o giuridico del termine, perché per sua natura … essa nasce di traverso … o in posizione eccentrica … proprio rispetto ad ogni potere-sapere forte, sia esso di natura disciplinare (medico, psicologico, pedagogico, ecc.), idealizzante (come una setta, una religione, una ideologia), o giurisdizionale (come un’associazione, un partito, una istituzione)”(9).
Il parlamento belga nel gennaio 2014 ha approvato la legge sul titolo di psicoterapeuta e psicologo clinico, considerando tale ordinamento non riferibile alla tradizione formativa e culturale della psicanalisi. Questa recentissima legge ha lasciato la psicanalisi e la formazione degli psicanalisti alla loro tradizione istituzionale e culturale (poco più di 100 anni di storia),

C’è da augurarsi che la psicanalisi non divenga mai un potere forte perché solo in questo modo la psicanalisi potrà mantenere la sua specificità.

Questo libro dà un vero contributo alla psicanalisi laica, è ricco di suggestioni e ha una valenza altamente politica poiché affronta tematiche che hanno importanza nella vita quotidiana di ciascuno.


(1) Nel 1926 Freud scrisse il saggio Il problema dell’analisi condotta da non medici. Conversazione con un interlocutore imparziale.

(2) Silvana Caluori, Sebastiano Tilli Il disagio e la cura. Scritti di psicanalisi laica 1999 – 2011, Edizioni ETS, Pisa, 2014, pag 8

(3) Ibidem, pag. 167

(4) Ibidem, pag. 142

(5) Ibidem, pag. 160

(6) Ibidem, pag. 159

(7) Ibidem, pag. 32

(8) Ibidem, pag. 32

(9) Ibidem, pag. 173