Associazione Psicoanalitica - Psicologia della Rappresentazione

 

È operante, in Gradiva, un Centro di ascolto per l’accoglienza e la presa in cura delle varie forme del disagio e dei relativi sintomi: problemi scolastici,

fobie, panico, stati depressivi, anoressie-bulimie e altre forme del malessere.
Il centro opera in un approccio interdisciplinare, grazie agli apporti pediatrico, pedagogico, psicosomatico, psicoterapeutico, analitico, psicodrammatico.

 


 

OPIFICIO DELLA CURA

 

 

Il progetto può essere inteso come un laboratorio dinamico, a più dimensioni: sulla base di una filosofia del “prendersi cura”, ai sintomi del disagio psichico riconosciamo la dignità di un’attenzione sensibile e particolare. Dall’esigenza di parlarne, con chi sappia offrire un ascolto motivato e profondo, alla possibilità di scambiare la propria esperienza con altri, creando percorsi di crescita e realizzazione personale.
In tal senso la partecipazione può essere arricchita grazie all’apertura di spazi di parola e di scambio di esperienze, momenti culturali, percorsi di letteratura e cinema, gruppi di lavoro e attività psicodrammatiche, affinché la domanda di ognuno possa trovare accoglimento attraverso più livelli espressivi.
Nello spirito di Gradiva, il progetto nasce da una cultura dell’ascolto animata dal desiderio di promuovere il valore irrinunciabile della originalità di ogni persona e della sua storia.
Dall’ambito psichiatrico-terapeutico deriva un’idea di “cura” ricalcata, spesso assai semplicisticamente, sul modello della terapia medica: rimuovere il “male”, restituire allo stato di salute.
Ma possiamo pensare che ciò abbia davvero un senso, nel campo dell’anima? Che tutto si risolva nella (presunta) sparizione di un sintomo? Cos’è il “male”, è forse solo un “pezzo” di noi sbagliato e fastidioso da rimuovere, e che cos’è mai un “prima”, presunto felice, al quale dovremmo tornare?
Domande che possono trovare accoglimento e sviluppo solo attraverso un ascolto sensibile dei moti dell’inconscio, un ascolto capace di sostare al cuore delle questioni dell’essere. Una risorsa preziosa, ma anche un valore aggiunto a livello culturale.
Dall’esperienza e dalla cultura della psicoanalisi emerge infatti una diversa prospettiva, certo più complessa, ma anche più rispettosa della realtà del soggetto, che ci fa comprendere perché il cosiddetto sintomo non può essere liquidato come un accidente, un male passeggero, o un cattivo funzionamento dell’organismo. Ma occorre dargli parola, a tempo e luogo.
Non è come in una malattia fisica, dove possiamo stabilire (ma anche qui non sempre) un prima e un poi – il dente era sano prima di cariarsi. Qui viceversa disagio esistenziale, malessere sintomatico, condizioni di vita, si avvolgono in un complesso problematico, ove si tesse la storia psichica della persona.
In questa prospettiva si può affermare che il sintomo è risorsa, occasione, di apertura e cambiamento, per le stesse ragioni per cui è al contempo riparo, difesa, nicchia. È tutt’uno con la storia psichica, personale, irripetibile, del soggetto, e questo ne fa qualcosa di prezioso quanto di scomodo al tempo stesso. Cancellarlo, anziché invitarlo a dirsi, equivarrebbe a cancellare la storia stessa della persona.
Da tali presupposti prende corpo il progetto dell’Opificio, che già nel nome stesso offre le promesse di un’opera condivisa fra talenti diversi in uno spazio dinamico, elaborativo, a più livelli di partecipazione. ...Altro...