Sensibilizzazione e diffusione dal 1985

Sensibilità e diffusione dal 1985

L’Istituto ha collaborato, sin dalla fondazione (1985), con Enti pubblici e privati, promuovendo la ricerca e la formazione di operatori secondo una sensibilità analitica. Fra i progetti attivati, nel corso degli anni, si ricordano: 

  • in ambito scolastico, conferenze, corsi di aggiornamento e interventi, volti alla sensibilizzazione degli insegnanti per l’ascolto dei bambini e la conoscenza del loro mondo simbolico, presso scuole e biblioteche in Toscana e in altre regioni italiane;

  • in ambito socio-sanitario, progetti di supervisione e formazione degli operatori (per una sensibilizzazione all’ascolto del disagio) presso A.S.L. e Associazioni della Toscana;

  • nel campo del disagio infantile, cicli di incontri e conferenze, rivolti a. genitori e operatori

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corsi aperti a tutti

I corsi aperti ai soci di Gradiva

L’istituto tiene, ormai da anni, una serie di corsi indirizzati a chiunque fosse interessato ad approfondire aspetti di psicoanalisi. Oltre che validi percorsi di approfondimento per gli studenti che scelgono di seguire la nostra formazione.
I corsi sono svolti da docenti con anni di esperienza nella formazione e sono accessibili da chiunque, senza precedente formazione richiesta.

Si richiede il versamento di una piccola quota associativa che ha il solo scopo di rimborsare le nostre spese.

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Le prossime attività in programma

Evento

Il Sacro Dimenticato – Stefano boni, Paolo Vannini

Il Mistero è una forma del divino che affascina e atterrisce contemporaneamente; nel mistero è presente lo stupore, il restare senza parole, l’assoluto sconcerto di fronte a ciò che è altro: lo straniero, l’estraneo, il nascosto, il “fuori dell’ordinario” fino

Articolo

Programma completo conferenze 2023/2024

16 Settembre La vita è sogno. Il sognare come dimensione del sé (Sebastiano A. Tilli) 30 Settembre Il potere di guarigione della scrittura. Lo scrivere come dimensione della cura (Barbara Martini) 18 Novembre Abitare la finitudine (Sebastiano A. Tilli) 2

Opificio della cura

La centrale operativa di Gradiva

l’Opificio è uno spazio di ascolto, presa in cura, scambio di parola e attivazione culturale, nell’ambito di Gradiva, in cui operano a vario livello, analisti e membri sostenitori dell’istituto stesso.

L’Opificio si propone di agire su:

  •  ricerca, approfondimento critico e organizzazione di attività indirizzate alla creazione di spazi di parola, esperienze culturali e di sviluppo di relazioni, nel contesto di una visione critica, olistica, del disagio e del benessere psichico della persona e/o del sociale;

     

  • ascolto e presa in cura della domanda, in rapporto alle varie forme del sintomo, inteso nel senso psicoanalitico di una complessità soggettiva, come nodo,
    compromesso e al contempo espressione del disagio, individuale e collettivo, nel nostro contesto.

     

Si tratta della “centrale operativa” di Gradiva che, avendo come presupposti l’ascolto e la cura per la persona ed il sociale, organizza eventi ed attività di ogni tipo all’interno ed all’esterno dell’Istituto. Contribuendo all’educazione, alla diffusione della consapevolezza dell’importanza che possiede la salute della psiche, alla creazione di gruppi e luoghi di confronto ed ascolto, ed alla costituzione di ambienti e sportelli di supporto aperti a tutti.

Una cultura dell'ascolto e della partecipazione

Il Centro offre inoltre la possibilità di essere vissuto come spazio di esperienze e laboratorio dinamico, a più dimensioni, per ideare percorsi di crescita e realizzazione personale.

Grazie al confronto con momenti culturali e artistici, percorsi di letteratura e cinema, gruppi di lavoro, psicodramma, o altre attività espressive, la domanda di ognuno può trovare accoglienza e sviluppo attraverso più livelli di partecipazione allo scopo di promuovere il valore irrinunciabile della originalità di ogni persona e della sua storia.

L’Opificio si propone come uno spazio di ascolto, presa in cura, scambio di parola e attivazione culturale, nell’ambito di Gradiva, in cui operano a vario livello, analisti e membri sostenitori dell’istituto stesso. 

  1.   Nell’ambito previsto dalle finalità statutarie dell’Istituto “Gradiva”, a seguito di una serie di riunioni preliminari svoltesi a partire dal 2015, si costituisce oggi, in data 15 gennaio 2016, il progetto denominato (per suggerimento di Roberto Marchi) “Opificio della Cura”. L’Opificio è da intendersi come un centro clinico di ascolto e accoglienza del disagio, di presa in cura di particolari situazioni sintomatiche, come spazio di parola e di promozione di una filosofia della cura di ispirazione psicoanalitica, volta a valorizzare la particolarità del soggetto e della sua storia psichica. Tali principi sono condivisi, in Gradiva, dagli operatori del progetto stesso. L’Opificio ha sede in Gradiva e ne costituisce una struttura operativa.
  2.   L’Opificio è rappresentato da una equipe di operatori, analisti, psicologi, psicoterapeuti, medici, membri Ordinari e/o sostenitori dell’Istituto Gradiva, con qualifiche interdisciplinari e con funzioni varie attinenti alla presa in carico delle diverse espressioni del disagio e alla creazione di spazi di parola in rapporto a tematiche cruciali, a livello dell’individuo, della famiglia o, in senso esteso, del sociale. L’Opificio si propone di agire dunque a più livelli: a) ricerca, approfondimento critico e organizzazione di attività indirizzate alla creazione di spazi di parola, esperienze culturali e di sviluppo di relazioni, nel contesto di una visione critica, olistica, del disagio e del benessere psichico della persona e/o del sociale; b) ascolto e presa in cura della domanda, in rapporto alle
    varie forme del sintomo, inteso nel senso psicoanalitico di una complessità soggettiva, come nodo, compromesso e al contempo espressione del disagio, individuale e collettivo, nel nostro contesto sociale.
  3.   Presupposto essenziale dell’esperienza è il rispetto per le differenze. Con ciò intendiamo la diversità dei percorsi di formazione degli operatori, e quanto da ciò deriva, in rapporto alle funzioni che ognuno potrà esercitare nell’ambito del progetto del centro, ma anche le differenze individuali
    di preparazione, sensibilità, livelli e modalità di partecipazione, ecc. 
    Al cuore del progetto poniamo il motto: armonizzare nella differenza.
  4.    Armonizzare implica la partecipazione ad uno stile, nella fattispecie lo stile critico-trasversale della ricerca che in Gradiva viene perseguito sin dalla sua fondazione (1985) e che si attua nel coltivare l’attenzione e la sensibilità per le particolarità soggettive del sintomo e del disagio (attenzione alla “realtà psichica”, che viene qui riproposta nel concetto di “rappresentazione”).
    Ciò significa, in sintesi, considerare il disagio e il suo sintomo non come “malattia” o cattivo funzionamento (paradigma “medicalistico”), ma come opportunità di approfondimento e riflessione, per una scoperta delle risorse soggettive e delle peculiarità esistenziali di ognuno.
  5.    Tale armonizzazione si attua nel contesto dell’attività supervisionale, coordinata dal Consiglio Direttivo dell’Istituto Gradiva (CD), che ha il suo fulcro nel Laboratorio di Formazione Permanente (LFP, attualmente coincidente col “Laboratorio di clinica e teoria della clinica”), sinora previsto nel pomeriggio del giovedì e aperto anche ai tirocinanti e ad interessati esterni, in qualità di “uditori”.
    Altre forme di supervisione e/o di approfondimento didattico e formativo, anche individuali, saranno previste, di volta in volta, in base alle necessità, su richiesta di membri del gruppo, o su proposta del CD.
  6.    L’Opificio si colloca nel contesto istituzionale di Gradiva e pertanto i suoi membri, nella qualità di Membri Ordinari o altro, sono tenuti a versare le quote sociali, ordinarie e straordinarie, che saranno stabilite dal Consiglio Direttivo in armonia con le decisioni assembleari. La quota mensile dovrà essere congrua in rapporto alle esigenze di gestione dell’Istituto.
  7.    L’attività dell’Opificio è regolata dall’Assemblea degli operatori, con funzioni informative, di scambio e approfondimento, partecipazione e decisione per tutto quanto concerna l’attività del progetto. L’Assemblea si riunisce secondo necessità e di preferenza contestualmente al Laboratorio di Formazione Permanente (LFP). Per ogni questione ubi maior si rimanda all’Assemblea dei membri dell’Istituto e al Consiglio Direttivo.
  8.   Rapporti istituzionali. Secondo il conveniente principio della “minore burocratizzazione possibile” – più consono alla dimensione psicoanalitica – saranno proposti e di volta in volta attuati attraverso l’aggiunta di nuove “carte” alcuni principi essenziali di funzionamento (compiti individuali e/o di gruppo, articolazione fra le sezioni d’interesse e fra queste e l’Opificio, rapporti fra supervisione e supervisionati, rapporti di tipo economico, ecc.).
    Queste norme e indicazioni, che saranno di volta in volta sottoposte all’approvazione dell’assemblea e ratificate dal CD di Gradiva, andranno a costituire le basi del Regolamento).
  9.   La lista ufficiale dei membri che sottoscrivono la fondazione, mediante l’approvazione della Carta Programmatica, sarà conservata negli archivi dell’Istituto Gradiva.

Sportello di ascolto

È attivo in Gradiva un Centro clinico per l’accoglienza e la presa in cura delle diverse forme del disagio. Il Centro offre l’apporto di vari professionisti: psicoanalisti, psicoterapeuti, psicologi, medici psicosomatisti, il pediatra, il counselor, i quali, in particolari casi, possono agire in modo interdisciplinare. Le attività del Centro sono aperte a tutte le fasce d’età.

Come operatori dell’equipe ci dedichiamo all’ascolto e alla presa in carico delle varie manifestazioni sintomatiche, come espressioni, più o meno gravi, del disagio soggettivo in rapporto a forme di sofferenza personale, familiare o sociale.
Dopo un primo approccio consistente in uno o più colloqui di consultazione per l’inquadramento del caso, proponiamo l’indicazione del percorso più consono: psicoterapia individuale o di coppia, psicoanalisi, consultazioni per orientamento, incontri terapeutici in gruppo, anche con apporto psicodrammatico. Per i più piccoli, in particolare, ma anche per adolescenti e adulti, percorsi di Teatro della sabbia, a scopo diagnostico e/o terapeutico, a seconda dei casi.

Ti potrebbe interessare anche

L’equipe di Opificio della cura:

Sebastiano Tilli

Sebastiano Tilli

Psicologo, psicoanalista, psicoterapeuta, già docente psicologia Università di
Firenze, membro fondatore e attuale presidente Istituto Gradiva.

Massimo Ginanneschi

Massimo Ginanneschi

Medico, specialista in psicologia clinica, già operatore SERD, membro Istituto Gradiva.

Francesca Capalbo

Francesca Capalbo

Psicologa, membro Istituto Gradiva, specializzanda in psicoterapia a orientamento psicoanalitico.

Roberto Marchi

Roberto Marchi

Medico, psicoanalista, psicoterapeuta, membro Direttivo Istituto Gradiva.

Massimo Caluori

Massimo Caluori

Medico pediatra, psicoanalista, psicoterapeuta, membro fondatore e del Consiglio Direttivo Istituto Gradiva.

Eleonora Laino

Eleonora Laino

Psicologa, membro Istituto Gradiva, specializzanda in psicoterapia a orientamento psicoanalitico.

Monica Landini

Monica Landini

Psicologa, membro Consiglio Direttivo Istituto Gradiva.

Barbara Martini

Barbara Martini

Counselor, membro Istituto Gradiva.

Deborah Sergiampietri

Deborah Sergiampietri

Psicologa, membro Consiglio Direttivo Istituto Gradiva, specializzanda in psicoterapia
analitica.

Roberto Marchi

Roberto Marchi

Medico, psicoanalista, psicoterapeuta, membro Direttivo Istituto Gradiva.

Barbara Martini

Barbara Martini

Counselor, membro Istituto Gradiva.

Deborah Sergiampietri

Deborah Sergiampietri

Psicologa, membro Consiglio Direttivo Istituto Gradiva, specializzanda in psicoterapia
analitica.

Laboratorio di Psicosomatica

Oggi dovremmo essere ben lontani dalla concezione di malattia come qualcosa che “capita” all’uomo, che gli è estranea, come un nemico di cui liberarsi il più presto possibile. I meccanismi organici non dovrebbero essere solo quei puri processi fisiologici privi in sé di ogni significato, né si dovrebbe considerare la malattia come un evento scisso che possa accadere indipendentemente da “ colui a cui accade”, non un processo indipendente insomma dal soggetto che lo ospita.

E' impossibile rinunciare all'uso del termine psicosomatico, per quanto semanticamente inflazionato e quindi ambiguo, perché racchiude in una parola la complessità della malattia e riconduce al "misterioso salto dalla mente al corpo".

Questa necessità di riunire psiche e soma nasce proprio da una tendenza opposta, cioè quella della scissione; si tende a ricongiungere ciò che nei fatti è stato già separato. E una volta posta la dicotomia si cerca di riunire, finendo spesso con il privilegiare uno dei termini della separazione, creando così un monismo biologico o psicologico.
E non è un caso, che per un lungo periodo di tempo, i due termini siano sempre stati scritti separati da un trattino (psico-somatico).

Il termine è (ab)usato a livelli molto diversi: a volte per esprimere una medicina totale; a volte per sottolineare il sospetto che il sintomo sia di origine psichica; a volte per indicare un disturbo che si ritiene determinato o sostenuto da una componente emotiva e conflittuale; a volte per indicare processi fisiopatologici senza una chiara, evidenziabile base organica.

In questo senso sarebbe più corretto parlare di evento psicosomatico ogni qualvolta che ci troviamo di fronte ad un sintomo, sia esso acuto o cronico, ove la spiegazione fisiopatologica non è bastevole, ove la "causa organica" è necessaria, ma non sufficiente, per spiegare l'evento stesso. Ma anche un sintomo, ove noi intuiamo che ci rimanda ad un altro livello, che non può essere solo quello organico.

Una volta inviata la richiesta di iscrizione tramite questo modulo, verrai contattato per email da un membro dell'istituto e verrai informato su orari e costi di partecipazione.

Condotto da

Massimo Caluori

Massimo Caluori

Medico pediatra, psicoanalista, psicoterapeuta, membro fondatore e del Consiglio Direttivo Istituto Gradiva.

Diagnosi in Psicoanalisi

Fare diagnosi in medicina serve a definire e classificare una determinata malattia in base ai segni e ai sintomi presentati dal paziente ed è indispensabile per la successiva fase terapeutica.
Talvolta la diagnosi determina la scomparsa del soggetto in quanto tale sostituendosi a quest'ultimo nel rapporto con il medico.

La psichiatria ha ereditato l'impostazione medica e si è impegnata a produrre una complessa nosografia di cui i vari DSM sono la dimostrazione. Lo sforzo classificatorio delle "malattie mentali" è stato anche fortemente influenzato dal susseguirsi di nuovi psicofarmaci comparsi sul mercato. In psicoanalisi, fin dai primordi, fare diagnosi ha corrisposto ad uno sforzo di comprensione del soggetto, della sua struttura, di come si articoli in lui il gioco del desiderio così come si rappresenta nel qui e ora della seduta analitica.
Per l'analista è essenziale fare diagnosi non solo per tradurre le sue ipotesi sul soggetto in un linguaggio comune ad altri analisti, ma anche per capire come porsi nei confronti del suo paziente e come il paziente si ponga nei suoi.
La diagnosi psicoanalitica è comunque un concetto dinamico - come le situazioni che descrive - e pertanto mutevole nel corso del procedere dell'analisi.
In questo ciclo di incontri verrà trattato il tema della diagnosi in psicoanalisi a partire dal testo di Nancy Mc. Williams "La diagnosi psicoanalitica" arricchito da stralci tratti dalla clinica e da eventuali altri contributi letterari.

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Roberto Marchi

Roberto Marchi

Medico, psicoanalista, psicoterapeuta, membro Direttivo Istituto Gradiva.

Teatro della Sabbia

E’ un’esperienza di studio, ricerca e approfondimento clinico sulla “sabbiera”. Il Sand Play, il gioco della sabbia, fu originalmente introdotto nell’ambito del lavoro analitico con bambini dalla psicologa svizzera Dora Kalff, allieva di E. Jung, ma si presta a significativi sviluppi anche al di là del suo tradizionale impiego in ambito analitico junghiano. Può essere considerato da più punti di vista, a partire dal suo stesso valore ludico, come modalità di rappresentazione non verbale, come test proiettivo (non standardizzato), come alternativa “psicodrammatica” alle libere associazioni, e ancora altro.
Di fatto, nello spazio limitato della sabbiera si rappresenta un “mondo”, con i personaggi, gli oggetti, gli elementi della natura ecc. che il soggetto “sceglie” di mettere in scena, e di commentare, e questo gli restituisce comunque qualcosa di inaspettato, e di potente proprio perché inaspettato, con esiti di trasformazione simbolica talora notevoli. In una prospettiva rappresentazionale, appunto, ci interroghiamo sulla complessità, su più piani, di ciò che viene messo in scena, le strutture fantasmatiche, le identificazioni, la proiezione stessa della domanda di transfert nelle sue molteplici modulazioni… In breve, come si “ascolta” una sabbiera, e come vi si può interagire?

Il Laboratorio della sabbia è aperto a chiunque desideri approfondire aspetti sostanziali del lavoro clinico con bambini e non solo, ma costituisce anche una significativa occasione di approfondimento analitico e di formazione per chi abbia il desiderio di mettersi in gioco nell’esperienza in prima persona.

L’iscrizione al Laboratorio della sabbia può essere fatta indipendentemente oppure nell’ambito dell’adesione al Progetto formativo Gradiva, che include la possibilità di partecipare al Laboratorio di lettura e pratica psicoanalitica, al Laboratorio di Formazione Permanente (LFP) e ai Corsi.

Una volta inviata la richiesta di iscrizione tramite questo modulo, verrai contattato per email da un membro dell'istituto e verrai informato su orari e costi di partecipazione.

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Massimo Caluori

Massimo Caluori

Medico pediatra, psicoanalista, psicoterapeuta, membro fondatore e del Consiglio Direttivo Istituto Gradiva.

Seminario permanente

Il seminario suggerisce, di anno in anno, percorsi di “lettura” di aspetti dell’espressione umana, da quelli più propriamente clinici ad esperienze della vita quotidiana, dalla letteratura alla rappresentazione artistica e cinematografica, alla dimensione del sogno, ripassando in un avanti e indietro per gli enigmatici, talvolta bizzarri, e persino creativi accomodamenti del sintomo, in particolare in rapporto alle forme che il disagio assume nella nostra epoca e a come il soggetto si situa in rapporto ad esso. Una lettura “tra le righe”, e non di rado oltre le righe, che si rende possibile grazie alla sensibilità di un ascolto nutrito dall’esperienza della psicoanalisi.Ciò equivale ad una pratica, un affinamento verso il recupero del desiderio, indissociabile dall’esperienza dell’inconscio. Il seminario permanente è attivo in Gradiva dal 1985. Si articola in una formula originale che coniuga insegnamento e formazione personale, ogni anno a partire da un tema cornice. È anche uno dei percorsi formativi di Gradiva per i tirocinanti laureati in psicologia presso alcune Università e per gli specializzandi di Scuole di formazione in psicoterapia, ma per lo stile di lavoro partecipativo e in divenire è frequentabile da chiunque vi sia interessato.

Il mercoledì dalle 18 alle 19,30, attualmente in Zoom

Una volta inviata la richiesta di iscrizione tramite questo modulo, verrai contattato per email da un membro dell'istituto e riceverai il link per partecipare alla Zoom

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Sebastiano Tilli

Sebastiano Tilli

Psicologo, psicoanalista, psicoterapeuta, già docente psicologia Università di Firenze, membro fondatore e attuale presidente Istituto Gradiva.

Sportello di ascolto

Nello stile ispirato da Gradiva, non consideriamo il sintomo riduttivamente come “un male” da estirpare nel più breve tempo possibile, ma come il segnale di un disagio e di difficoltà inerenti alla storia stessa della persona, che necessita di ascolto e può rivelarsi come risorsa per un significativo cambiamento.
In ogni caso, una questione delicata e che necessita quindi prima di tutto di una sapiente attenzione: dal primo passo, il potersi confidare con chi sappia offrire un ascolto sensibile e partecipe, alla possibilità di scegliere insieme l’eventuale tipo di percorso ritenuto più idoneo.

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Clinica e teoria della clinica

Nello stile di ricerca promosso in questa scuola, il laboratorio è luogo e occasione di formazione analitica alla clinica, di supervisione e approfondimento teorico-critico.
Si inserisce nella tradizione di una psicoanalisi autonoma, cioè non compromessa con altre concezioni della cura, che la nostra scelta formativa condivide e sostiene: laboratorio, in quanto lavoro di bottega, costante e approfondito nel tempo, nel rispetto e nella valorizzazione delle particolarità di ognuno, per chi non si accontenti di facili coperture “tecniche” ma desideri esporsi alle domande del transfert e dell’inconscio.


Il Laboratorio rappresenta un percorso aperto di formazione permanente per tutti coloro che a vario titolo si trovano esposti in relazioni di aiuto, di ascolto, cliniche o educative. Non solo per chi desideri impegnarsi in una formazione analitica, ma in senso più ampio come opportunità per l’ascolto dei risvolti soggettivi del disagio che chi opera in questi campi si trova necessariamente ad incontrare, quale che sia la diversa specializzazione o il settore lavorativo.
Infatti, se a livello di richiesta scientifica e “tecnica” esistono specifiche differenze nell’operare nei vari campi, sostanziale è invece la questione da cui ogni essere umano, nel suo porsi in ascolto del disagio, si trova ad essere interrogato. Le sue varianti sintomatiche si esprimono di volta in volta in quei punti di sofferenza e di impasse che generano le potenti difese che ostacolano l’ascolto, di sé e dell’altro: rimozione, negazione, intellettualizzazione, collusione o coinvolgimento confusivo, come sostituirsi all’altro, tendenza a fornire presunte “giuste” soluzioni, cecità sul punto di sofferenza, ecc.


Non di rado la difficoltà è incrementata dalla concezione attualmente assai diffusa di una cura ridotta ad una sorta di prestazione “tecnica”, intesa come terapia: questa, importando nel nostro campo un paradigma medicalistico, peraltro assai banalizzato, induce il soggetto in una sorta di prospettiva rovesciata, così che l’aiuto è confuso con il dover fare o dire qualcosa di risolutivo per l’altro (“accanimento terapeutico”).
Ma sappiamo bene, in verità, che  non c’è niente che si possa o si debba fare per (al posto di) un altro, e dunque una richiesta di cura (al di là del tipo di sintomo o dell’ambito nei quali si esplica) può essere degnamente onorata solo riconducendola al soggetto, a partire dal promuovere una curiosità, un “prendersi cura” della domanda implicita nel disagio stesso, a sua volta rappresentato-dissimulato nel sintomo.


Si tratta, in sostanza, di creare le condizioni che permettano all’altro di prendersi cura, più autenticamente, della propria questione particolare, per lo più mascherata nella richiesta di risposte o rimedi all’“esperto”.
Ritrovare un tale orientamento nella cura passa, dunque, per un duplice piano formativo: “saperci fare” in rapporto al transfert (il che implica un saperci fare a livello del contro-transfert) e sensibilizzarsi alla conoscenza dei linguaggi del sintomo e delle simbologie che tessono il discorso umano.

A tal fine il lavoro del laboratorio alterna e intreccia la riflessione teorico-critica alla presentazione di casi o esempi di situazioni cliniche, per una partecipazione interattiva dei frequentanti. 

Il Laboratorio (LFP) è una delle strutture aperte alla partecipazione dei tirocinanti laureati in psicologia e degli specializzandi di Scuole di formazione in psicoterapia.

Condotto da

Sebastiano Tilli

Sebastiano Tilli

Psicologo, psicoanalista, psicoterapeuta, già docente psicologia Università di Firenze, membro fondatore e attuale presidente Istituto Gradiva.