Psicoanalista, specialista in psicoterapia, membro fondatore e attuale presidente di Gradiva, ha tenuto cattedre di psicologia e svolto ricerca nell’Università di Firenze.Attualmente è docente della Scuola di formazione in psicoterapia ad orientamento psicoanalitico “Esculapio” di Napoli. Dopo un quadriennio di formazione in Ospedale Psichiatrico, come psicologo volontario, ha iniziato l’attività clinica dal 1974. Presente anche nel sociale, con seminari, corsi didattici e formativi, presso enti pubblici e privati, ha diretto per le ETS di Pisa la Collana Rappresentazioni – Studi Psicoanalitici.A seguito della elaborazione critica dei propri percorsi formativi in diverse aree (umanistico-esistenziale, junghiana e freudiana) si è dedicato alla ricerca e all’insegnamento, in Gradiva, di una prospettica critica e trasversale in rapporto ai fondamenti del pensiero psicoanalitico.Autore di libri, saggi e articoli in psicologia dinamica e psicoanalisi, vive e lavora a Firenze e Marina di Pietrasanta.

Ripensare la cura

Da tempo si è diffuso un criterio di cura per lo più ricalcato su una semplificazione del modello
della terapia medica: rimuovere il “male”, restituire allo stato di salute.


Ma possiamo pensare che ciò abbia davvero un senso, nel campo della psiche? Cos’è il “male”, è
forse solo un “pezzo” di noi sbagliato e fastidioso da rimuovere, e che cos’è mai un “prima”,
presunto felice, al quale dovremmo tornare?
Domande che aprono spesso ad inaspettati sviluppi di pensiero, ma solo a partire da un ascolto
sensibile ai moti dell’inconscio, un ascolto capace di sostare al cuore delle questioni dell’essere.
Una risorsa preziosa, ma anche un valore aggiunto, oggi, a livello culturale.
Dall’esperienza e dalla cultura della psicoanalisi emerge infatti una diversa prospettiva, certo più
complessa, ma anche più rispettosa della realtà del soggetto, che ci fa comprendere perché il
cosiddetto sintomo non può essere liquidato come un accidente, un male passeggero, o un cattivo
funzionamento dell’organismo.


Non è come in una malattia fisica, dove possiamo stabilire (e anche qui non sempre) un prima e un
poi – il dente era sano prima di cariarsi. Qui viceversa disagio esistenziale, malessere sintomatico,
eventi e relazioni della vita, si avvolgono in un complesso problematico, ove si tesse la storia
psichica della persona.
In questa prospettiva si può affermare che il sintomo è potenziale risorsa, occasione di apertura e
cambiamento, per le stesse ragioni per cui è al contempo riparo, difesa, nicchia. È tutt’uno con la
storia psichica, personale, irripetibile, del soggetto, e questo ne fa qualcosa di prezioso quanto di
scomodo al tempo stesso. Cancellarlo, anziché invitarlo a dirsi, equivarrebbe a cancellare la storia
stessa della persona, e con essa la possibilità di scoprirsi parte attiva in tale storia.


Da questi presupposti prende corpo il progetto dell’Opificio, che già nel nome offre le promesse di
un’opera condivisa fra talenti diversi in uno spazio dinamico, elaborativo, a più livelli di
partecipazione.

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Sebastiano Tilli

Sebastiano Tilli

Psicoanalista, specialista in psicoterapia, membro fondatore e attuale presidente di Gradiva, ha tenuto cattedre di psicologia e svolto ricerca nell’Università di Firenze.Attualmente è docente della Scuola di formazione in psicoterapia ad orientamento psicoanalitico “Esculapio” di Napoli. Dopo un quadriennio di formazione in Ospedale Psichiatrico, come psicologo volontario, ha iniziato l’attività clinica dal 1974. Presente anche nel sociale, con seminari, corsi didattici e formativi, presso enti pubblici e privati, ha diretto per le ETS di Pisa la Collana Rappresentazioni – Studi Psicoanalitici.A seguito della elaborazione critica dei propri percorsi formativi in diverse aree (umanistico-esistenziale, junghiana e freudiana) si è dedicato alla ricerca e all’insegnamento, in Gradiva, di una prospettica critica e trasversale in rapporto ai fondamenti del pensiero psicoanalitico.Autore di libri, saggi e articoli in psicologia dinamica e psicoanalisi, vive e lavora a Firenze e Marina di Pietrasanta.

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